Associazione di Promozione Sociale (APS)
Associazione di Promozione Sociale (APS)
Un gruppo di cittadini di estrazioni, esperienze, settori e orientamenti molto diversi; ma che tutti guardano con preoccupazione al futuro del nostro Paese e si sono liberamente associati per contribuire a migliorarlo.
Ci siamo denominati “Radici e futuro” perché concordiamo – in base a solide evidenze scientifiche – su una diagnosi: il futuro dell’Italia appare fragile perché l’Italia ha negato le proprie radici, che sono su tutto il territorio. È tutto spiegato più in dettaglio nelle sezioni “I nostri obiettivi” e “Come operiamo”.
In estrema sintesi ci siamo costituiti in Associazione per favorire il ritorno all’occupazione delle aree interne e, specularmente, il decongestionamento delle città. Riteniamo che questa sia la singola linea d’azione che porta i maggiori benefici al Paese su una miriade di fronti problematici che affrontiamo costruendo il nostro futuro.
In questa prospettiva, Radici e Futuro è assolutamente a‑partitica; ma è totalmente politica nel senso vero del termine: non c’è futuro per nessuna polis – per qualsiasi comunità umana – in cui i cittadini non contribuiscono direttamente, limitandosi invece a delegare ogni scelta e ad attendere ogni soluzione dall’alto.
Qualunque siano le tue vedute, se concordi sull’urgenza di rivitalizzare territori morenti malgrado abbiano il meglio della nostra storia, capacità e cultura da offrire, unisciti a noi.
Il secolo scorso, dopo la Seconda guerra mondiale, l’Italia ha sentito l’esigenza di adeguarsi rapidamente al nuovo contesto mondiale, non solo politico ma anche e soprattutto economico. Ci siamo quindi attrezzati per avere anche noi un posto nell’economia già allora globale delle grandi produzioni uniformi e delle grandi distribuzioni mirate alla massima quantità col minimo prezzo. È stato necessario, ed è stato un bene.
Ma ha portato un caro prezzo da pagare: l’Italia, con gradazioni diverse da luogo a luogo, non è vocata alla massima quantità uniforme al minimo prezzo. Siamo una collezione di infinite eccellenze locali, di infinite varietà nei saperi, di straordinaria diversità paesaggistica e biologica.
Questo straordinario potenziale non trovava posto nell’economia dell’uniformità: in cerca di economie di scala, i territori che esprimono la nostra vera forza – infinite eccellenze locali – sono stati trascurati; e trascurati sono stati progressivamente abbandonati da una popolazione che aveva un futuro possibile solo nelle città.
Anzi, si è creato un circolo vizioso: più si spopolavano meno conveniente – all’apparenza – risultava mantenere servizi capillari sul territorio come scuole, medici, ospedali, uffici postali, centri di aggregazione e molto altro; ma col diminuire dei servizi la spinta a lasciare tutto per ingrossare le città è andata crescendo.
Ora il prezzo è divenuto altissimo ma altissimi sarebbero i benefici se si spezzasse questo ciclo vizioso e si invertisse la tendenza. Questo è l’obbiettivo di Radici e Futuro.
Sono l’esatto opposto dei costi che stiamo pagando: territori meno fragili e rischiosi; decongestionamento di flussi turistici concentrati su pochi luoghi che l’over‑tourism minaccia; case accessibili per famiglie che ridanno vita al Paese, alla sua economia, alle sue pensioni, e molto altro. Il risultato finale è un cambio di paradigma culturale con maggiore legalità, civismo e democrazia.
Per approfondire l’intera tematica consigliamo il volume Vola Italia – Ridare le ali a un Paese insostenibile di Grammenos Mastrojeni, edito da Città Nuova.
Da soli, non riusciremmo a fare niente. Radici e Futuro si propone di agire come aggregatore di tutti i soggetti e tutte le realtà – società civile, economia, industria, finanza, accademia, Pubblica Amministrazione – che assieme possono spezzare il ciclo vizioso dello spopolamento nelle aree interne e dell’eccessiva urbanizzazione. Mira a creare un “convening power” attorno all’obbiettivo di riequilibrare il territorio italiano.
Dovremo procedere per gradi a:
Sembrerebbe un costo economico per fini sociali, ma è invece un poderoso moltiplicatore dell’efficienza nazionale.
Ci aiuta quello che i nostri padri non avevano: la digitalizzazione. Servizi, commercio, distribuzione, attività professionali possono oggi essere portati senza spostamenti fisici. Se usassimo questo strumento per creare il vuoto di servizi “in presenza” – tanto basta connettersi – non andremmo molto lontano. Tutto può essere decentralizzato a minor costo e in modo più efficiente; non esiste più un differenziale di aggiornamento fra una città connessa e aree lontane e tagliate fuori. È una ragione per riportare il Dottore, il Maestro e il Postino, non per tirarne via sempre di più.